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Colture Killer sui torrenti: un male necessario?

mais pesca

A nessuno sicuramente è sfuggito l’impatto provocato da alcuni tipi di agricoltura sui nostri torrenti.
Colture estensive come il granturco (quasi sempre coltivato in allagamento) rendono inevitabili massicce captazioni d’acqua, disastrose per l’equilibrio biologico nostri torrenti.
I danni non finiscono qui: l’eutrofizzazione delle acque provocata da concimi gravemente inquinanti costituisce un altro dei fattori che pregiudicano gravemente l’equilibrio degli ecosistemi fluviali.
E con gli esempi terminiamo qui, perché l’elenco è talmente lungo che inevitabilmente diverrebbe noioso.
La domanda da porsi ora è: non è possibile far nulla di meglio?
La risposta inverte la domanda: diciamo pure che non si può far nulla di peggio.
L’impatto di ogni coltura si viene a determinare sulla base della natura del terreno su cui essa è praticata: si tratta del principio base dell’agricoltura sostenibile.
Quando i dati ci dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio la totale insostenibilità di un tipo di coltura su quel territorio, logica vorrebbe che scattasse il meccanismo della coltura alternativa.
Purtroppo così non avviene.
Salvo sporadici casi, l’ipotesi di introduzione della coltura alternativa viene presa in considerazione solo quando le possibilità di prosecuzione nella coltivazione praticata nell’attualità vengono totalmente meno.
Il fatto che suolo e corsi d’acqua stiano subendo danni irreparabili o che i prezzi di mercato di alcuni cereali non siano più remunerativi per molti coltivatori, per Province ed associazioni di agricoltori non costituiscono evidentemente validi motivi di cambiamento.
L’ipotesi circa le possibili varianti viene in genere analizzata solo per i terreni per i quali il torrente o la falda acquifera sottostante, completamente stremati da saccheggi precedenti, chiudono definitivamente il rubinetto.
Eppure esistono colture alternative che promettono frutti e margini di utile ben più elevati dei tradizionali granturco o barbabietole.
E allora perché questa inerzia?
Per quanto riguarda gli agricoltori sicuramente manca l’informazione, per le associazioni degli agricoltori difetta la voglia di mettersi in gioco, per Provincie e Regioni domina il costante timore di andare a sollevare malumori da parte di qualcuno.
Per dirla in breve, domina il concetto “chi non fa, non sbaglia”.
Fortunatamente alcuni gruppi industriali si stanno muovendo sul campo della ricerca, e si stanno muovendo bene, appoggiandosi anche ad associazioni ambientaliste per meglio valutare i pro ed i contro.
Questi evidentemente hanno capito che la base per un effettivo miglioramento della qualità della nostra agricoltura sta nel creare una certezza di ricettività, da parte del mercato, di quanto si progetta di produrre.
A differenza di burocrati e scaldasedie vari, trattandosi qui di industriali capaci e motivati, il motto dominante diventa “chi si ferma è perduto”.
Anche Legambiente sta svolgendo una funzione importante.
Sta cercando di identificare e coordinare tutti gli elementi validi presenti in industrie, associazioni di pescatori, associazioni agricole, corpi di sorveglianza provinciali, partiti politici (e qui si parla di mosche bianche) nel tentativo di coordinare la buona volontà di tutti per costruire una tutela capillare dei singoli corsi d’acqua.
E’ il vecchio principio dello jin e dello jang:

dovunque, anche nell’associazione di pescatori garisti più sordida, con una stragrande maggioranza di iscritti dedita solo al riempimento del cestino, saranno sicuramente presenti alcuni elementi validi, orientabili ad un discorso ambientalmente costruttivo.
Con tutti costoro, Legambiente metterà in campo una serie di “protocolli di intesa”, finalizzati a far capire alle istituzioni che questo stato dei corsi d’acqua a molti comincia a stare veramente troppo stretto.
Lo sforzo più grande è di deviare i flussi di denaro attualmente destinati da Province e Regioni a finanziare studi inconcludenti e conferenze piene solo di parole, verso interventi reali positivi sia per l’agricoltura che per gli ecosistemi fluviali.
Per quanto riguarda l’agricoltura sostenibile, il lavoro da fare è articolato, ma tutt’altro che impossibile: una prima fase dedicata allo sfoltimento delle colture totalmente incompatibili con il territorio.
Nella medesima fase, introduzione progressiva di colture sostitutive, avendo cura di impiantarle in modo da ricavarne il massimo del vantaggi, avendo cura, in primo luogo, di non andare a reimpiantare monocolture estensive,mai sostenibili per concetto.
Si tratta poi, all’interno della diversificazione, di identificare le sequenze più efficaci sia per evitare impatti elevati, sia per riempire il più possibile il portafoglio degli agricoltori (non c’è nulla di male in questo).
Per quanto riguarda l’agricoltura sostenibile, il lavoro da fare è articolato, ma tutt’altro che impossibile: una prima fase dedicata allo sfoltimento delle colture totalmente incompatibili con il territorio.
Ad esempio, l’Arundo Donax (canna alloctona di palude), installata a lato di altre colture (es.grano), avendo un’altezza media decisamente più elevata, può fornire un eccellente effetto siepe del quale le nostre campagne in genere difettano.
Anche il pioppeto, considerato come possibile sostitutivo di altre coltivazioni gravemente idrovore o necessitanti di massicci utilizzi di concimi, può essere considerato una valida alternativa.
Intendiamoci: non è tutto oro ciò che luccica, e i problemi ci sono eccome.
Gli studi e gli approfondimenti che precedono l’impianto delle colture, pur svolti accuratamente, non garantiscono mai al 100% dalle implicazioni impreviste che si possono verificare a colture impiantate.
Questo fatto non deve pregiudicare la buona volontà nel porre in essere dei cambiamenti, semmai consigliare la massima prudenza.
Legambiente e Wwwlaghi stanno fornendo tutta la consulenza e la collaborazione possibili a coloro che hanno intenzione di adoperarsi per tornare ad avere un’agricoltura sostenibile e per ripristinare un minimo di equilibrio biologico ai nostri fiumi e torrenti.
Ai pescatori sportivi deve essere ben chiaro che, per riportare un pò di ittiofauna nei corsi d’acqua, sono quelle sopra esposte le scelte importanti: non serve a nulla immettere pesce in un corso d’acqua che ha perso le caratteristiche necessarie per ospitarlo.
E’ importante che i pescatori si mettano in contatto con le associazioni che si fanno promotori di un discorso di risanamento dei corsi d’acqua e che combattono la loro quotidiana battaglia con alcune istituzioni che nulla vogliono fare per cambiare una situazione disastrosa.




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